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Componenti / Novembre 2020

I terminali per la bigiotteria

Una categoria molto varia e articolata tra i componenti per bigiotteria è quella che riguarda i terminali. Ti sarà capitato di aver infilato una collana e di chiederti qual è il modo migliore per montarvi una chiusura? Ti sei chiesto che differenza c’è tra un coprinodo, un salvafilo e un capocorda? Qui di seguito troverai le risposte.

Quando costruisci una collana, un braccialetto o una cavigliera, il modo di terminarla montando una chiusura dipende prima di tutto dal fatto se è infilata su una catena a maglie o su un filo. Se infatti la tua collana termina con una catena a maglie costituite da anelli, il problema dei terminali in genere non si pone, perché puoi montare il tuo moschettone agganciandolo direttamente all’ultima maglia tramite un anellino di congiunzione. Se invece la tua collana è infilata su una catena a filo (tipo una catena cobra o una catena popcorn) oppure su una catena a pallini, oppure su un filo di nylon, un infilaperle, un filo di seta o di qualunque altro filato, un cordone, un cordoncino o simili, allora hai bisogno di un terminale che ti fornisca un’asola a cui attaccare la chiusura tramite un anellino di congiunzione. Un caso a parte può essere quello delle collane montate su cavetto d’acciaio, per le quali si usano gli schiaccini che non prevedono l’uso di terminali, ma eventualmente solo l’uso del salvafilo di protezione.

Vi sono vari tipi si terminali, o finali come li chiamano alcuni, alcuni con funzioni diverse a seconda del supporto su cui vanno montati, altri con medesima funzione, ma di estetica o con sistema di fissaggio diverso. Ora li vediamo uno per uno, descrivendone le caratteristiche e gli usi ideali.

Capocorda da schiacciare

È questo uno dei terminali più diffusi, il cui destino principale è quello di essere montato su cordoni e cordoncini di filato, cuoio, PVC, caucciù, coda di topo, catena cobra, catena a serpente, ecc. In genere si usano su fili di almeno 1 mm di spessore, perché per dimensioni inferiori è opportuno usare il coprinodo, il salvafilo o la canottiglia. È generalmente costituito da due lembi destinati a essere schiacciati intorno al filo, oppure, nelle taglie più piccole, da tre griffe, anch’esse da schiacciare.

Il terminale a schiaccio, chiamato anche terminale a pressione, è di varie dimensioni, perché deve adattarsi al cordone che si usa: deve essere un po’ più grande del cordoncino, in modo tale che le due linguette (o le griffe) da schiacciare vadano ad avvolgere quasi completamente il cordoncino, o, ancor meglio, a sovrapporsi leggermente. Per schiacciarlo si devono usare pinze a punte piatte e lisce, larghe almeno quanto la parte del capocorda da schiacciare. Sono particolarmente adatte le pinze a becco d’anatra oppure, specificamente dedicate, sono le pinze per crimpare.

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Capocorda da incollare

Il capocorda da incollo viene in genere usato, come quello da schiacciare, su cordoni e cordoncini di filato, cuoio, PVC, caucciù, coda di topo, catena cobra, catena a serpente, catena popcorn (o coreana) o catena in stile europeo, ecc.

È a forma di cilindretto con, da una parte, un’asola o un foro a cui andrà attaccato l’anellino di congiunzione, e, dall’altra, una cavità, profonda alcuni millimetri, che dovrà accogliere il cordone. In questo caso è fondamentale che il diametro del cordoncino corrisponda perfettamente al diametro interno della cavità, perché, se più grande, non entrerà nella cavità, se troppo piccolo avrà troppo gioco e la tenuta della colla potrebbe non essere adeguata.

Capicorda da incollare

La colla da utilizzare dipende dal materiale del filo usato; in generale noi consigliamo una colla a presa rapida (a base di cianoacrilato) in gel che, nelle specifiche, garantisca l’incollo tra metallo e materiali flessibili (come gomma, caucciù, cuoio, stoffa, ecc.) o tra metallo e metallo.

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Capocorda a spirale

Il capocorda a spirale è destinato a cordoni di filato, cuoio, PVC, caucciù, coda di topo. È formato da una spirale di filo metallico, meglio se di acciaio, in cui l’ultimo giro è girato perpendicolarmente rispetto al resto delle spirali a formare l’asola a cui dovrà essere agganciata la chiusura (essendo la spirale aperta, potrebbe in questo caso non essere necessario l’uso dell’anellino di congiunzione… Valuta tu, anche in base all’estetica). All’interno della spirale principale deve essere infilata l’estremità del cordone, che fa fissato schiacciandovi sopra l’ultimo giro della spirale stessa, quello opposto all’asola. Questo capocorda si adatta a cordoni o fili non troppo sottili (almeno 1,5 mm) e abbastanza compatti. È opportuno che il diametro interno della spirale e quello del cordone siano sostanzialmente coincidenti, per consentire una buona presa e anche per questioni estetiche.

Capicorda a spirale

Per schiacciare la spirale sul cordone consigliamo delle robuste pinze lisce, a punta dritta o curva.

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Terminale a libro

Il capocorda a libro (alcuni lo chiamano terminale a barra) è destinato a fettucce, nastri in cuoio o pelle, in scamosciato, bifloccato, PVC, caucciù, o altri materiali abbastanza consistenti, purché abbiano una forma appiattita, a fascia, e non circolare. La forma è quella di un libro semi aperto, dove, dal lato della costola, c’è un’asola, in genere di forma triangolare, a cui andrà attaccata la chiusura tramite un anellino di congiunzione, e alle estremità opposte vi sono dei bordi dentellati, che dovranno essere schiacciati sull’estremità della fettuccia. Hanno una larghezza variabile, a partire in genere da 5 mm, per crescere fino anche ad alcuni centimetri, perché, per ragioni estetiche, devono essere larghi quanto la fettuccia stessa.

Per schiacciarli ti consigliamo una pinza a becco d’anatra, oppure, se dovessero essere piuttosto larghi, non è da sottovalutare l’uso di un martello a testa larga, piatta e liscia, da usare ovviamente con cura, senza eccedere nell’uso della forza.

Terminale a libro
Terminali a libro

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Coprinodo e copripallina

Questo prodotto può essere utilizzato come terminale per una catena a pallini oppure come terminale per coprire un nodo fatto con un filo di nylon, un infilaperle, un filo di seta o un cordoncino, non troppo grosso, in genere al massimo di 1 mm di spessore.

È formato da una conchiglia bivalve, che dovrà essere chiusa, schiacciandola delicatamente, sulla pallina o sul nodo, e da un’asola o un gancetto per la connessione alla chiusura. Lo snodo della conchiglia può essere laterale o diritto. Solo il coprinodo ad asola laterale può essere usato sia come copripallina per una catena a pallini che come coprinodo: questo modello, infatti, è dotato di una tacca sul bordo inferiore delle valve, da cui dovrai far passare il filo o il connettore della catena a pallini una volta che avrai schiacciato il coprinodo.

Copripallina o Coprinodo ad asola laterale

Il coprinodo diritto (o verticale) può invece essere usato esclusivamente come coprinodo: in questo modello, infatti, il filo della collana deve passare all’interno del forellino che si trova sullo snodo delle valve della conchiglia, cosa impossibile per una catena a pallini.

Coprinodo con gancio
Coprinodo diritto con gancio

L’aggancio per la chiusura può presentarsi o sotto dorma di gancio aperto o sotto forma di asola. Nel caso in cui l’aggancio si presenti sotto forma di gancio aperto, questo dovrà essere arrotolato fino a chiuderlo direttamente sulla chiusura (ma, se vuoi, puoi comunque usare un anellino di congiunzione). Nel caso di aggancio a forma di asola chiusa, l’asola può trovarsi o solo su una valva della conchiglia o su entrambe (queste, dopo aver schiacciato il corpinodo, andranno poi a coincidere, formando di fatto un’unica asola). In genere è necessario un anellino di congiunzione per attaccarvi il moschettone (o altra chiusura), ma, in taluni modelli ad una sola asola, questa è apribile, e può essere connessa direttamente alla chiusura.

Se scegli dei coprinodo a gancio, accertati che siano di un metallo non troppo morbido, perché altrimenti il gancio potrebbe aprirsi facilmente.

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Coprinodo a conchiglia

Questo modello di terminale è in genere destinato a coprire nodi di cordoni, di coda di topo, di nastri o fettucce, spesso usati anche in combinazione tra loro per formare collane a più fili. È quindi dedicato a nodi decisamente più grossi rispetto al coprinodo classico, al quale assomiglia, essendo a forma di conchiglia, ma se ne differenzia perché è privo di asola o gancio. L’attacco alla chiusura, infatti, dovrai farlo tu artigianalmente, con del filo metallico, che dovrai arricciare sia intorno al nodo che andrà all’interno della conchiglia, sia, dopo averlo fatto passare nel forellino chi si trova nello snodo delle valve, all’esterno, a formare l’asola con cui ti congiungerai alla chiusura.

Coprinodo a conchiglia

In genere dovresti riuscire a schiacciare la conchiglia sul nodo direttamente con la pressione della dita ma, se preferisci, usa una pinza a becchi lisci.

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Canottiglia

Questo prodotto non è in senso stretto un terminale, ma è piuttosto un sistema di protezione del filo nel punto in cui questo va a congiungersi con la chiusura della collana. È il sistema tradizionalmente utilizzato nelle collane o nei braccialetti di perle infilati coi nodi, perché è quello più “invisibile”, che occupa il minor spazio tra l’ultima perla e la chiusura stessa, non necessitando di anellini di congiunzione né di alcun altro componente.

La canottiglia (o canutiglia o cannutiglia o cannotiglia) altro non è che una lunga spirale di sottile filo metallico dorato o argentato che forma un tubo snodato. In genere se ne usa circa 8-10 mm alla volta infilandola nel filo nel momento in cui questo esce dalla perla all’estremità della collana per andare a infilarsi nell’asola della chiusura. Il filo dovrà poi essere fatto rientrare nella stessa perla nel verso opposto, per poi essere annodato tra tale perla e la successiva.

Lo spessore della canottiglia dovrà essere di poco superiore a quello del filo utilizzato, che deve essere dotato di ago infilaperle.

La canottiglia è molto delicata, va manovrata con cura.

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Salvafilo

Il salvafilo è un componente a forma di ferro di cavallo che serve a proteggere il filo nel punto in cui questo va a congiungersi con la chiusura della collana. È di fatto un elemento che ha la stessa funzione e lo stesso sistema di montaggio della cannottiglia, con la differenza che è un elemento dalla struttura rigida e non flessibile come la canottiglia.

Il filo che esce dalla perla all’estremità della collana deve essere infilato nel salvafilo, compiendo un giro a “U”; a questo punto si monta l’asola della chiusura nella concavità della “U” e si ripassa il fino all’interno della stessa perla nel verso opposto, andandolo ad annodare tra tale perla e la successiva.

Salvafilo

Il salvafilo può essere utilizzato anche per proteggere il cavetto d’acciaio, sempre nel punto in cui questo deve connettersi alla chiusura. In questo caso, ovviamente, il cavetto non andrà annodato al termine del lavoro, ma assicurato con gli schiaccini.

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Commenti (2)

Rosaria ha detto:

Salve. E possibile ordinare i terminali capicorda con griffe? Grazie

Andrea Pallotti ha detto:

Salve. Purtroppo i terminali capicorda con griffe in acciaio al momento non siamo ancora riusciti a trovarli sul mercato.

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